L'Abbazia



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Monumento d' arte, di storia, di fede.

Il monastero di S.Vincenzo al Volturno è a pieno titolo tra i monasteri altomedievali che diedero alla rinascente Europa radici cristiane.
A fondare il cenobio benedettino furono i principi longobardi Paldone, Tasone e Tatone nel 703.
A suggerire il sito fu l’abate di Farfa, Tommaso di Morienna, che sapeva dell’esistenza sul Volturno di un oratorio abbandonato dedicato a S.Vincenzo, oratorio fatto costruire, secondo la tradizione da Costantino in occasione di uno dei suoi viaggi da Roma a Bisanzio.
La scelta fu confermata dal Papa durante la visita dei principi alla tomba di S.Pietro in compagnia dello stesso Morienna. Il pontefice era preoccupato del continuo sconfinamento dei longobardi nelle terre della Chiesa in una zona tra i fiumi Liri e Volturno senza organizzaazione diocesana, per cui un monastero fedele alla sede apostolica posto a limitare delle giurisdizioni dei ducati longobardi di Benevento e di Spoleto sarebbe stato una garanzia; e garanzia fu nel tempo perché l’abbazia rimase fedele all’originaria vocazione rispetto sia ai poteri civili succedutisi nei secoli che a quelli della gerarchia ecclesiastica locale. Il monastero sorse dentro una villa rustica tardoromana abbandonata, impostata sui ruderi d’un tempio sannitico, che venne via via trasformato in un’aristocratica fondazione longobarda che all’antico patrimonio economico delle origini associò quello culturale e spirituale cristiano.

Il monastero ebbe tre fasi di sviluppo:
VIII secolo; IX-XI secolo; XII secolo.
Il primo monastero (sec. VIII) si caratterizzò per la crescita patrimoniale, dovuta alle numerose donazioni, e per il carisma attribuito ai fondatori, nonché al rapporto particolare che legò subito il monastero alla Sede Apostolica: a metà dell’ottavo secolo il Papa affidò ad Attone, abate di S.Vincenzo, una missione di pace diretta al feroce re longobardo Astolfo. A fine secolo i monaci da tre erano saliti a un centinaio.Ma il salto storico si verificò nel IX secolo. Con Carlo Magno il monastero venne a trovarsi sul confine meridionale dell’impero e i sovrani carolingi ne fecero un punto di irradiamento della “renovatio” verso il Mezzogiorno bizantino e longobardo.
In questa visione si collocò il nuovo complesso costruito su circa sei ettari come una città monastica articolata in tre settori: il centro monastico con una grande chiesa imperiale dalla cripta uguale a quella di S. Pietro e impreziosita da marmi, affreschi e colonne egiziane tra le navate; il monastero originario trasformato in centro di accoglienza; le officine riordinate e con capacità produttiva per domanda anche esterna di finiture per cavalcatura, vetri colorati, eccetera. Centrali nelle attività furono le produzioni culturali con opere sull’Apocalisse e sul culto della Madonna di Autperto, abate nel 778, e ricerche sulla statuaria, sull’epigrafia e sulla pittura, quest’ultima elevata a modello di livello europeo. Il monastero divenne così una grande signoria monastica con oltre 400 chilometri quadrati di proprietà sparsi per l’Italia e una popolazione di circa un migliaio di persone, di cui alcune centinaia monaci. Nell’881 i saraceni misero tutto a sacco e fuoco  , uccidendo centinaia di monaci e costringendo i superstiti a riparare a Capua, da dove tornarono dopo 33 anni. Ricostruzione e ampliamento vennero affrontati con spirito di sacrificio, ma i tempi erano cambiati, l’area non dava più sicurezza, donde la decisione di costruire un nuovo monastero sulla sponda opposta del fiume. Del IX, X e XI secolo sono stati recuperati resti importanti con i recenti scavi, mentre la cripta d’Epifanio testimonia un ciclo pittorico unico di cui il fulcro è la Madonna madre e Regina. Pittura che, secondo gli studiosi, assieme alle altre numerosissime del Monastero, costituirono un capitolo imprescindibile nella storia della pittura dell'Alto Medioevo Europeo.

Il terzo monastero nacque così sulla destra del fiume nel XII secolo. Un complesso di alto livello architettonico e artistico, al quale venne destinato molto materiale sottratto al precedente monastero. Nella chiesa a tre absidi sopravvivono resti di pavimenti molto elaborati, mentre nello spazio antistante sono visibili resti di colonne egiziane riutilizzate per l’atrio.
Cancellati risultano gli ambienti di residenza dei monaci con il chiostro. Il palazzo quattrocentesco è abitato attualmente dalle monache venute dagli Stati Uniti d’America nel 1990 a rianimare il monastero. Il cenobio, infatti caduto in disgrazia con i Normanni di Ruggero II e subito diventato preda di signorotti locali, imboccò la via della decadenza, fino all’aggregazione a Montecassino avvenuta con bolla pontificia del 1699.
Da circa un ventennio scavi archeologici sistematici hanno riportato alla luce imponenti resti dell’impianto monastico originario lungo la sponda sinistra del fiume, dove una fase di interventi consentirà di realizzare uno dei più grandi parchi archeologici altomedievali.

Prof. Natalino Paone

    • -- Per informazioni: Missione Archeologica “San Vincenzo al Volturno”, via colle, 25 – 86071 Castel San Vincenzo (Isernia); tel e fax 0865 951006; www.sanvincenzoalvolturno.it
    • -- Per saperne di più:
      AA.VV., San Vincenzo al Volturno, dal chronicon alla storia, Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise “V. Cuoco”, Campobasso;
      AA.VV., San Vincenzo al Volturno, Istituto Suor Orsola Benincasa, Castel San Vincenzo (Isernia);
      AA.VV., San Vincenzo al Volturno, Cosmo Iannone editore, Isernia 2004.